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Da
qualche anno oramai, le immagini della guerra nell'ex Jugoslavia hanno
condito abbondantemente i nostri notiziari radiotelevisivi, e altrettanto
occupato le pagine della nostra stampa. La primavera - estate '99 ha visto
in primo piano l'esodo dei profughi Kosovari.
Per fare fronte ai tanti problemi dell'emergenza in questa regione il
Governo Italiano si è impegnato in un piano di aiuti umanitari
denominato "Missione Arcobaleno".
Per il sottoscritto, animato da continuo spirito di solidarietà,
il desiderio di partecipare a tale missione era già maturato da
qualche tempo. Dopo aver inviato il curricum a tutte le ONG e Associazioni
di Volontariato, ampiamente reperibili tramite mass - media, ho incontrato,
"casualmente", la simpaticissima Sig. Rina, del gruppo di protezione
civile R. Flaminio Roma. Ho riproposto la mia disponibilità per
la Missione Arcobaleno e, previo tesseramento ANPASS, ho atteso la partenza
per l'Albania o per Comiso. Così il 22 maggio "99 sono partito
per la Sicilia.
Il
gruppo di partenza era composto da quattro infermieri, tre autisti e un
coordinatore. All'arrivo la situazione mi è sembrata abbastanza
confusa. Ci è stato assegnato un alloggio all'interno di container
nei quali sono ricavate delle stanze con bagno, mentre la mensa, tipo
militare, era gestita dalla Croce Rossa.
Ben presto mi sono reso conto che oltre ai profughi, nel campo lavorava
una moltitudine di persone facente parte delle più svariate associazioni
di volontariato (quindi una notevole disponibilità di risorse umane),
tutte animate da un encomiabile spirito umanitario. Il contrasto tra le
risorse effettivamente disponibili e la scarsa qualità dell'assistenza
erogata metteva in risalto un grosso deficit organizzativo, a livello
nazionale prima e regionale poi. La struttura organizzativa (l'unica a
ricevere un compenso) rispecchiava infatti, in tutto il suo splendore,
quel modo di "non fare" che caratterizza ormai il cosiddetto
malcostume italiano.
Il mattino del 24 ci siamo presentati alla responsabile ANPASS del campo,
che assegnava i compiti ai volontari. Dopo ore di attesa gli infermieri
venivano inviati al pronto soccorso, mentre io venivo messo in contatto
con un medico che aveva segnalato casi d'interesse riabilitativo. Tale
medico, dopo le presentazioni, mi scaricava ad un collega (non operativo)
del posto. Mi sono state presentate alcune schede con i nominativi di
bambini disabili Kosovari, ed un registro sul quale "notificare"
le prestazioni riabilitative.
E' iniziata così la ricerca di queste persone all'interno del Campo,
presso le abitazioni assegnate ai profughi. Andando in giro ho potuto
osservare la situazione e identificare altre persone disabili che non
avevano ancora usufruito del servizio sanitario del campo, poiché
erano arrivati da poco. Dopo aver registrato i nominativi li informavo
sugli orari di visita dei relativi ambulatori specialistici, rilasciando
un appuntamento per il giorno dopo.
In
breve è stato allestito un servizio di riabilitazione gestito durante
la giornata che prevedeva assistenza domiciliare al mattino e ambulatorio
nel pomeriggio. Tre volte a settimana in ambulatorio si aggiungevano un
neurologo e una collega di Comiso.
Le patologie riscontrate nel campo profughi, non erano esclusivamente
traumatiche o post belliche, ma racchiudevano tutti quei casi che statisticamente
si riscontrano sul nostro territorio italiano. E' stata nostra cura stilare
le valutazioni e le indicazioni sui trattamenti effettuati così
da ridurre al minimo il disagio del passaggio terapeutico e metodologico
da un collega all'altro.
Il lavoro si andava così delineando, quando mi è stato fatto
notare dalla referente regionale dell'ANPASS, che la data della mia partenza
si avvicinava e l'attività che si era sviluppata - emersa da un'evidente
necessità - non sarebbe stato continuata. Sono stato invitato quindi,
a cercare una soluzione a questo problema.
Dopo aver cercato una disponibilità tra i colleghi della regione
Sicilia tramite il personale di Comiso ed il neurologo, ho deciso di mettere
in contatto l'AITR nazionale, FsF e la sede centrale dell'ANPASS.
Dai colloqui intercorsi tra le associazioni è nato un protocollo
d'intesa che prevedeva che i terapisti impegnati, potessero usufruire
di precettazione da parte della Presidenza del Consigli dei Ministri,
attraverso l'applicazione dell'art. 10, che garantisce, ai lavoratori
dipendenti, il congedo straordinario retribuito e il rimborso, tramite
ANPASS, delle spese di viaggio.
La
raccolta delle disponibilità è stata continuata dai colleghi
del gruppo "Fisioterapisti senza Frontiere", che opera all'interno
dell'AITR e di cui anch'io faccio parte. Le adesioni sono giunte, con nostro
immenso piacere, numerose.
Questo denuncia la presenza nella nostra professione di numerose persone
animate da grande spirito di solidarietà, caratteristica "forse"
già insita nel lavoro del riabilitatore, ma che sempre più
spesso si perde nei meandri del "come" perdendo di significato.
Se
da un lato i riscontri dei colleghi partiti in seguito hanno confermato
le critiche già esposte rispetto all'organizzazione, dall'altro
hanno espresso molta soddisfazione per la ricchezza dell'esperienza sotto
il profilo umano.
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