| |
 |
|
ESPERIENZA
DI RIABILITAZIONE NEGLI AMPUTATI VITTIME DI MINE ANTI-UOMO DURANTE
E DOPO CONFLITTI ARMATI
T.D.R. Federica Biondi
HANDICAP-INTERNATIONAL
67, Rue de Spa - 1050 Bruxelles
|
Ci
sono circa 120.000.000 di mine anti-uomo inesplose nel mondo,
sono ordigni concepiti e adattati per esplodere semplicemente per la presenza
o la prossimità o il contatto di una persona.
Sono quindi azionate per caso dalle vittime, anche molti anni dopo la
fine dei conflitti che hanno motivato la loro presenza sul territorio.
I paesi piú minati al mondo all'ora attuale sono: la Cambogia,
l'Afganistan, la ex-Jugoslavia e l'Angola.
L'Angola
esce ora da 30 anni di conflitto armato: fino al 1975 contro i colonizzatori
portoghesi, dopo il 75 per una guerra civile tra le diverse fazioni che
avevano animato la guerra di liberazione.
Dopo gli accordi di pace di Bicesse nel 94 che hanno portato a delle elezioni
mal organizzate e con scarso controllo internazionale vi é stato
un riacutizzarsi del conflitto: più feroce ed esteso anche alle
aree urbane; si é giunti così agli accordi di pace di Lusaka
tra la MPLA vincitore delle elezioni, che detiene il governo e controlla
le zone più urbane e costiere, e l'UNITA guerriglia, dell'interno
del paese, più fedele alla vita tradizionale africana.
HANDICAP INTERNATIONAL é stato presente in Angola dall'84 all'89
organizzando e formando il personale di due laboratori ortopedici (Biongue
e Cavalica),utilizzando una tecnologia povera (cuoio - legno), adattata,
reperibile sul territorio in tutti i suoi componenti.
Dal 1994 HANDICAP INTERNATIONAL é di nuovo presente nel paese africano
con un programma ortopedico comprensiva di 4 laboratori ortopedici che
producono protesi e canadesi: (Benguela e Lubango in territorio governativo;
e Negage e Bailondo in territorio non governativo). Un'attività
contro le mine e di appoggio alla demobilizzazione che si svolge sotto
l'egida delle Nazioni Unite. Quindi un'azione diretta contro le mine con
un programma di formazione allo sminamento, appoggio alla campagna dell'INAROE
di sensibilizzazione contro le mine. Inoltre di appoggio per la demobilizzazione
delle categorie più vulnerabili di soldati: i soldati handicappati
e i soldati bambini.
Il laboratorio ortopedico dove ho lavorato era a Lubango una città
a 1800 metri di altezza di circa 500.000 abitanti tra residenti abituali
e dislocati a causa del conflitto.
L'ospedale centrale e il nostro centro ortopedico sono i presidi specialistici
di riferimento di tre regioni: Huila, Namibe e Cunene.
Ogni settimana si registrano i pazienti :dati anagrafici e i dati dell'esplosione
della mina che saranno poi utilizzati da noi o da altre organizzazioni
per effettuare un "mapping" delle zone minate.
I pazienti registrati venivano poi valutati dagli infermieri da me formati
con mansioni di riabilitazione degli amputati. Si valutavano le ampiezze
articolari, la forza muscolare, le condizioni delle parti molli e del
moncone; nonché le condizioni generali del paziente e l'equilibrio
della colonna vertebrale.
A seconda della presenza o meno di retrazioni muscolari importanti i pazienti
venivano depistati per un trattamento pre-protesizzazione standard: che
riguarda il lavoro sull'equilibrio, sul rinforzo muscolare esercizi di
stretching in gruppo, oppure un trattamento specifico individuale del
problema: limitazione articolare, ipotrofia ecc.
Il tutto sempre associato all'insegnamento al paziente stesso e al monitoraggio
del bendaggio elastico del moncone atto a modellare il moncone stesso
alla ricezione della futura protesi.
Quando i perimetri del moncone erano stabili si inviava il paziente al
tecnico che effettuava un negativo in gesso sul moncone, dal quale ricaverà
un positivo per poi modellare l'invasatura in polipropilene. Assemblate
e montate :l'invasatura, il pilone ed il piede si termina la fabbricazione
della protesi.
Il tecnico ed il terapista insieme verificavano l'altezza della protesi
indossata dal paziente.
A questo punto inizia il lavoro di insegnamento dell'utilizzo della protesi
in statica ed in dinamica, rieducazione della deambulazione su terreno
regolare prima ed irregolare poi, con scale, piani inclinati sabbia, terriccio,
pietraie, etc. ossia tutti i tipi di ostacoli presenti nell'ambiente in
cui l'amputato vive.
Come
é evidente la tecnologia attualmente utilizzata in Angola é
sicuramente più sofisticata della precedente e necessita di strumentazioni
moderne come il forno ad alte temperature, la pompa a vuoto ecc. oltre
che una specifica formazione del personale angolano sull'utilizzo di tali
materiali.
Le decisioni in merito alle strategia in materia di scelta del materiale
e delle tecnologie da utilizzare vengono prese in seno al GCPO un organismo
di coordinazione nel quale sono rappresentati gli organi responsabili
del servizio di riabilitazione nazionale angolano, la Croce Rossa e tutte
le O.N.G. che operano nell'ambito della rieducazione funzionale e la produzione
di protesi nel paese.
Tra gli scopi di tale organismo ci sono l'adeguamento degli strumenti
e delle tecnologie in tal modo da far sí che qualsiasi protesi
prodotta in Angola possa essere riparata o aver delle componenti sostituite,
in ognuno dei laboratori ortopedici presenti sul territorio nazionale.
Nel corso dei 6 mesi della mia presenza a Lubango il laboratorio ortopedico
é stato in funzione per 5mesi,e sono stati registrati 350 amputati
di cui alcuni hanno ricevuto la riparazione della protesi, di altri é
la protesi é stata valutata ancora funzionante e circa 100 hanno
iniziato e in buona parte ultimato il processo riabilitativo e produttivo
della protesi.
Tutto quel che riguarda un argomento come le cifre in un paese con una
storia come l'Angola 'e spesso poco preciso. Ma si parla di circa 70.000
amputati all'ora attuale in Angola e di forse tra i 4 e 40 milioni di
mine disseminate nel territorio. Considerando che la vita media di una
protesi é di circa 3, 4 o 5 anni e degli innumerevoli futuri incidenti
a causa delle mine anti-uomo; di quante iniziative come queste necessita
ancora l'Angola?
|
|