Siamo partite
senza conoscerci molto ma con qualcosa in comune: la voglia profonda di
fare un'esperienza umana e lavorativa in Africa. Di comune
accordo (e, soprattutto, ferie permettendo!) abbiamo deciso che un mese
poteva essere sufficiente per "andare e vedere" come ci ha sempre
detto Dario
e così abbiamo fatto. Armate delle nostre conoscenze
e di ciò che il nostro Centro di Riabilitazione Infantile ci ha
donato, il 31 ottobre abbiamo salutato l'Italia e siamo partite alla volta
del Kenya. Abbiamo conosciuto subito molte persone che ci hanno accompagnato in questo periodo e che non potremo mai dimenticare, in particolare suor Catherine, una donna energica e con un cuore enorme che gestisce il centro disabili, con la quale abbiamo lavorato a stretto contatto per tutto il periodo della nostra permanenza. Proprio lei ci ha presentate ai bambini ha spiegato loro quali fossero il nostro ruolo ed i nostri obiettivi e ci ha aiutate a reimpostare il piano d'intervento per le tre settimane a venire. Al Centro ci sono diversi assistenti che seguono i bambini nelle necessità di base, due social workers, un operaio "tuttofare" e un tecnico ortopedico, Eileen, che, al momento si occupa anche di gestire la parte riabilitativa. I bambini disabili che frequentano il centro sono 45 con un'età compresa tra i 3 e i 18 anni, con diverse patologie: PCI, dismetrie agli arti da cause pre-peri-post natali, piedi torti, problemi secondari alla malnutrizione, etc. I bambini frequentano il centro e la scuola adiacente per tre mesi e poi tornano un mese nei loro villaggi, per un totale di 9 mesi al centro e tre a casa. Nel periodo della nostra permanenza, vissuta a stretto contatto con i bambini, ci siamo trovate a gestire problematiche delle più svariate e ci siamo calate nei panni di fisioterapiste, terapiste occupazionali, educatrici e addirittura infermiere. Oltre al
lavoro presso il centro ci è stata data la possibilità di
seguire i due "social workers" nei villaggi vicini e lontani,
il che ci ha aiutate a capire meglio le condizioni in cui questi bambini
vivono e a farci calare un po' di più nella loro realtà.
Abbiamo dato consigli ai parenti (più spesso le nonne perché
i genitori o non accettano questi figli o sono a lavorare) sulle modalità
di gestione dei nipoti con molteplici problematiche ma non sempre è
stato facile. La lingua è stato il primo scoglio: il nostro inglese
non proprio dei migliori e la necessità di un interprete creavano
spesso difficoltà nella spiegazione o incomprensioni
non
è stato semplice, è vero, ma alla fine ce l'abbiamo fatta! Il 30 novembre siamo salite sull'aereo che ci ha riportato in Patria, cariche della nuova esperienza, del ricordo delle persone che abbiamo conosciuto e dei loro insegnamenti, dei sorrisi e dell'affetto dei bambini, dei paesaggi incontaminati e, non ultimo, delle difficoltà e contraddizioni che questo fantastico paese porta con sé. La serenità
e la pace provate in questo mese ci sono rimaste nel cuore. |