Partire per andare in una missione è sempre stato, dentro di me, un desiderio che speravo si avverasse e quando, come mi è successo per tante situazioni della mia vita, è arrivata la "chiamata" ho cercato di non farmela sfuggire. A maggior ragione perché mi si proponeva di partire non per un aiuto generico ma proprio con "il mio zaino" di esperienza e competenze acquisite in anni di fisioterapia, lavorando da molti anni presso l'Anffas di Genova.
Questa esperienza mi ha insegnato davvero molto, sia professionalmente perché ho imparato a confrontarmi e aprirmi all'approccio ortopedico da cui spesso noi riabilitatori rifuggiamo ma anche e soprattutto dal lato umano: vivendo e condividendo le giornate con persone che hanno scelto di donare tutto si respira un'aria che non troviamo quasi più dalle nostre parti e soprattutto nei nostri polmoni spirituali. Questi missionari, ma anche tutti i meravigliosi bambini che abbiamo conosciuto, hanno dilatato veramente il concetto di provvidenza da far saltare il "nostro di previdenza"; la loro missione, la loro vita conosce questi spericolati salti nell'inconsueto che permettono di sbirciare solo per un poco al di là della pura logica umana; essi sono liberi dalle cose, non sono schiavi del desiderio di possedere che spesso in noi si identifica con manie "gravemente patologiche"; ma i loro sguardi e i loro sorrisi mi hanno fatto capire che loro hanno tutto, perché posseggono l'essenza delle cose, non importa la condizione. Nonostante la loro povertà e le loro importanti disabilità di cui sono affetti mantengono una dignità e una serenità disarmante. Mi piace ricordare una frase scritta nel dispensario di Naro Moro: "disability is not inability"!! Buon lavoro a tutti i colleghi di FSF.
Ft. Marco RIVARA |