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La forma
scelta per la redazione di questa esperienza è quella del diario,
che contiene quello che mi sono sentito di scrivere in queste 2 settimane,
dal punto di vista tecnico e soprattutto personale. Lo scopo del viaggio
era la valutazione tecnica di 3 fisioterapisti locali per la strutturazione
successiva di una formazione mirata al livello dei terapisti ed alle necessità
del territorio in cui lavorano.
La situazione
del Sahara Occidentale dal punto di vista politico è molto complicata
e non mi soffermerò a descriverla, per chi fosse interessato, partendo
da Google, come sempre si ottengono tutte le info che interessano. Naturalmente
anche sul sito di Rio de Oro!

GIORNO 1
Accolto da Mohamed all'aeroporto di Tindouf con un saluto in spagnolo
che ha la capacità di farmi sentire subito a casa, sono appena
arrivato all'ospedale di Bol-la, dove Rossana ha preparato per me una
"suite". Posso scegliere fra 5 materassi appoggiati a terra,
ed anche questo ha qualcosa di famigliare, mi ricorda tanto i primi 2
anni trascorsi a Bologna dormendo per terra su un materasso che Samanta
aveva comprato per 5€ da un robivecchi.
Già all'aeroporto si respira un clima disteso e di grande accoglienza.
Gli "occidentali" che arrivano qui lo fanno per dare una mano.
Per tutto il viaggio ho scrutato tutti i miei ipotetici compagni visto
che sapevo saremmo dovuti essere in 6 e cercavo di aggiungermi al gruppo.
In realtà stavo guardando ragazzi e ragazze di altre associazioni
che qui lavorano. Poi c'erano quelli di avventure nel mondo che sono partiti
un'ora prima di noi per Tamanrasset per un trekking nel deserto.
Ora sono le 3.38 e anche se ho dormito un po' in aereo, è meglio
che riposi bene per essere in forma domani mattina. Per fortuna Rossana
mi ha già comunicato che la prima mattina dopo l'arrivo me la posso
prendere shanti
.
GIORNO 2
Domenica
Partenza col botto. Doveva essere una mattina di assoluto riposo e appena
sveglio è arrivato un signore che ha spiegato la situazione a Rossana.
Alla sua bimba si erano tutti rammolliti i gessi per i suoi piedini torti.
Che facciamo? Dov'è la bimba? Dalla macchina salta giù la
mamma con questo meraviglioso cucciolo di poco più di 2 anni con
le sue gambine bianche. Chi li ha mandati oggi che martedi arriva una
commissione spagnola con anche un traumatologo? Sondato che comunque per
la famiglia sarebbe stato molto difficile tornare il giorno dopo, decidiamo
per la sostituzione di quei 2 resti di qualcosa che non ha per niente
la consistenza del gesso ed il motivo è che la bimba ci ha sempre
gattonato sopra. In queste condizioni forse non ha senso proporre un altro
gesso ma tentiamo comunque ammonendo la famiglia di non far strisciare
per terra la piccolina. Il materiale necessario è stipato alla
rinfusa negli scatoloni dopo che l'ultima alluvione ha scombussolato la
vita qui tirando giù qualche tetto. Nella confusione riusciamo
ad estrarre un rotolo di salvapelle, uno di cotone e delle bende gessate
troppo grandi per quei salsicciotti, ma queste c'erano. Allestiamo un
lettino con la bimba sopra e un contenitore di acqua, adagiato su 2 scatoloni,
nel quale imbibire le bende gessate ed iniziamo l'operazione. 2 persone
a tener ferma e a distrarre la niña, Rossana a mantenere in correzione
l'equinismo e io intento a vestire la gambina. Quello che è veramente
particolare è che questa è la mia prima esperienza di volontariato
come fisioterapista e cosa vado a fare come primo intervento? Se oggi
il gesso è stato messo lo devo al corso teorico pratico con fisioterapistisenzafrontiere,
in quel weekend speso con colleghi tra lezioni frontali e prove dirette
con sullo sfondo San Luca e Bologna intera. Ripescando tra quelle conoscenze
sono riuscito a raffazzonare un risultato almeno sufficiente. Rispetto
al materiale che abbiamo utilizzato mi è venuta in mente una frase
pronunciata da Gavino Angius mentre parlava del Partito Democratico e
del suo nuovo rientro. Riferito al PD aveva detto "E' quello che
è, ma è quello che c'è", ed anche qui quando
si fanno le cose non si deve mai prescindere dal ricordarsi sempre che
con quello che si ha si deve ricavare il risultato migliore possibile
senza lamentarsi troppo di quello che manca. In questo caso poi il problema
erano solo bende troppo grandi, ma durante la giornata avrei apprezzato
altre carenze. Prima di pranzo e senza neanche avere avuto il tempo di
lavarmi i denti, siamo andati nel vecchio ospedale militare in cui si
sono allestite 2 sale di fisioterapia che però mancano della luce,
quindi per ora è stata individuata un'altra stanza, e compito di
oggi è di recuperare il materiale necessario per allestire la palestra
in cui lavoreremo oggi e nei prossimi giorni. Estraiamo dalla sabbia,
che filtra granello dopo granello da ogni fessura, un letto bobath a manovella,
una spalliera, qualche cuneo morbido. In una delle 2 stanze c'è
una panca da palestra con tanto di bilanciere e pesi. Un'apparizione che
sembra tanto uno di quei granchi che ogni tanto passano di traverso in
Lamu (citazione che solo i patiti capiranno). Qui arriva di tutto. Il
criterio è che tutto serve, ma a volte forse alla parola "tutto"
bisognerebbe dare un significato un po' più restrittivo.
Con Rossana l'accordo è che io mi occupi di valutare il livello
teorico pratico dei 3 fisioterapisti che ci sono qui. Tutti, anche se
in periodi diversi, hanno studiato fisioterapia a Cuba come ultima fase
della loro formazione. Provengono da villaggi anche lontani da dove ci
troviamo e comunque la sera non tornano a casa. Prima che cessasse l'attività
nell'ospedale militare lavoravano una settimana cadauno ed ora si tratta
di ricostruire completamente anche l'aspetto organizzativo.
Ad un primo impatto è difficile definire questi ragazzi dei fisioterapisti,
anche con una molto buona volontà. Sidi, Ibrahim e Embarek hanno
lavorato pochissimo negli ultimi anni e si vede dalla loro manualità
oltre che dall'approccio molto "da libro". E' capitato di dover
trattare Ahmudi, un ragazzo di 20 anni che a seguito di un incidente stradale
ha riportato una frattura alla tibia sn con compromissione nervosa (SPE?)
circa 2 mesi e mezzo fa. E' stato operato con mezzi di sintesi ed ha iniziato
a camminare con 2 bastoni canadesi da una settimana, ma praticamente senza
appoggiare la gamba malata sotto il cui tallone è ben visibile
una piaga da decubito ormai secca. Ahmudi è qui con la madre che
dorme sempre nell'ospedale. Ho passato tutto il pomeriggio con Ahmudi
spiegando ai 3 fisioterapisti che una buona riabilitazione discende da
una corretta interpretazione del problema ed abbiamo fatto assistere la
madre all'attività di autoallungamento del tricipite, che è
visibilmente retratto, utilizzando una benda. Domani verificheremo se
avrà compiuto l'attività e proseguiremo nella riabilitazione
occupandoci anche dell'aumento dell'articolarità al ginocchio sn
che non si flette oltre i 30°-40°.
A cena sono arrivati anche Alessio, fotografo catanese, e Francesca, una
studentessa di medicina di Bologna, che sono qui da 8 giorni e rimarranno
fino al 29, anche se Alessio sta meditando di rimanere a lungo
Mi
sono cotto un po' di patate anche per domani, visto che gli altri vanno
a Dakla e mi lasciano qui a continuare il lavoro. Domani quindi dormirò
tutto solo qui a Bol-la, con la notte svegliata di continuo dal rumore
delle porte mosse dal vento. Sembra che qualcuno bussi continuamente.
Questo primo giorno intero è volato, sono tante le cose che sono
successe, ma un po' per la dolce lingua spagnola (resa dall'accento cubano
ancora più esotica) un po' per la cerimonia del tè, ma mi
sento già ambientato a meraviglia.
GIORNO 4
Il cielo di notte è una meraviglia. Senza la luna e con tutto il
buio intorno, è uno dei pochi posti in cui sono stato nei quali
mi sembra di avere sopra di me una semisfera di stelle. Posso vederne
che quasi toccano l'orizzonte. Quando sono a casa e mi trovo all'aperto
in campagna posso vedere invece come una tavola stellata in cielo, ma
non c'è quella sensazione avvolgente che trovo qui. La gente poi
si sposta completamente al buio, e si chiama non appena si percepisce.
In questi ultimi 2 giorni sono rimasto solo e mi sono ambientato come
fossi a casa mia. Con le chiavi per aprire la porta della cucina, della
mia stanza, della stanza con il frigorifero, e tutti quelli che passavano
dovevano chiederle. Devo dire che mi ha fatto un po' strano visto che
sono qui da poco e persone che vivono qui da molto tempo dovevano chieder
le chiavi proprio a me.
Con Sidi, Embarek e Ibrahim il lavoro sta migliorando pian piano grazie
al rapporto di franchezza che stiamo adottando tra di noi. Parlandone
con loro sono riuscito intanto a far comprendere il motivo per cui mi
trovo li in maniera che non vada a urtare la loro dignità, e mi
sono sembrati molto disponibili. Mi hanno raccontato poi anche come vivono
la loro situazione professionale che si potrebbe dire di frustrazione,
soprattutto quando arrivano le commissioni straniere e le persone vengono
per farsi visitare, poi quando gli stranieri se ne vanno, anche i pazienti
scompaiono. Il loro lavoro non è riconosciuto dalla gente di qui
che invece aspetta con ansia i bianchi per far veder i propri figli o
parenti, e allora cominciano ad arrivare bimbi con paralisi cerebrali
infantili nella speranza di chissà che cosa. Oppure arrivano persone
con problemi magari risalenti a molto tempo addietro, come oggi una ragazza
che è arrivata con una probabile lesione dell'estensore lungo del
IV dito risalente al "mese sexto del ano pasado" come dicono
qui. Che dire, quando è successa la stessa cosa al mio povero mignolino,
per tamponare la situazione ho dovuto mettere tempestivamente un blocco
per 40 giorni mentre qui ci si presenta dopo un anno e mezzo solo quando
si sa che arrivano i medici.
Oggi poi c'era una commissione spagnola nel blocco dove dormo con le specialità
di traumatologia, ortopedia e cardiologia e una cinquantina di persone
in lista oltre a qualcuno dell'ultima ora. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere
sul motivo del nostro essere qui, e nulla più. Mi sembra sempre
un poco strano che le diverse organizzazioni lavorino in maniera abbastanza
disgiunta in situazioni di bisogno, comunque dalle visite che hanno fatto
ci hanno mandato un paio di pazienti tra cui la ragazza con la supposta
lesione dell'estensore e una bimba con paralisi cerebrale infantile
.
Tornando ai nostri 3 la manualità sembra migliorare soprattutto
dopo che abbiamo fatto una chiacchierata in cui ho spiegato loro che guardandoli
mi sembravano molto timorosi di quello che avrei pensato io, e che dovevano
avere più fiducia nelle loro mani. Oggi poi abbiamo variato l'organizzazione
del lavoro ed è stato il primo giorno in cui loro hanno lavorato
con i pazienti e io ho li ho guardati e corretti il meno possibile.
Altra cosa da dire riguarda le condizioni igieniche. Chi fa la fisioterapia
spesso dorme nello stabile, per terra su un materasso, come a casa propria.
I guanti specie per i 3 fisioterapisti sono assolutamente un optional,
anche in presenza di una cicatrice con i punti esposti. Le infezioni dunque
sono un'evenienza almeno probabile. Non ci si lava le mani mai tra un
intervento e l'altro e le mosche sono sempre a mangiare da qualche crosta
sanguinolenta. Qui poi non c'è la coda per fare fisioterapia. Entrano
tutti, pazienti, famigliari, amici, e devi sempre spiegare quando devono
aspettare ancora. Concetto tra l'altro che sortisce un effetto molto differente
che in Italia. Qui quando ad una persona che arriva in macchina come oggi
a mezzogiorno (ora a cui terminiamo il lavoro della mattina) le dici che
ci vediamo alle 4 del pomeriggio, ride e ti aspetta come niente fosse;
c'è una concezione del tempo diversa.
Ora è terminata la mia "solitudine" perché Rossana
e gli altri sono tornati, per cui stasera dormirò qui e non potrò
continuare a vedere la serie di telefilm "Prison Break" in spagnolo
a casa di Fredy. Ieri ho dormito là addormentandomi mentre guardavo
la TV e stasera sono riuscito, prima dell'arrivo degli altri, a guardarmi
un altro episodio (il quinto..). in questo giorni poi mi ha tenuto compagnia
Pedro, che ora quando mi vede abbassa subito le orecchie e mi corre incontro
scodinzolando. Mi hanno raccontato che era di un militare che lo portò
qui ancora cucciolo, poi il suo "papà" andò a
lavorare in un'altra wilaya e lo lasciò qui, ed è diventato
il cane di tutti, anche se visto come tira fuori il pisello con me, credo
che senta la mancanza di una perrita.
GIORNO 5
Con tutti a casa oggi mi sono svegliato cercando di fare meno rumore possibile
perché nessuno si svegliasse. Devo essere al lavoro alle 9 anche
se qui la puntualità o il concetto di orario non sono trattati
come in Germania (verrebbe da pensare "per fortuna"!). La mattina
fa abbastanza freddo e lo sopporto con le mie braghe corte nel tragitto
dalla casa dove stiamo al lavoro. Oggi poi è stato veramente il
giorno in cui più di tutti ho sentito la quotidianità, come
fossi a casa vivendo la routine. Con i ragazzi credo di aver trovato un
buon feeling anche dal punto di vista umano e questo mi fa sentire anche
più tranquillo quando stiamo insieme, mentre lavoriamo.
Oggi con Rossana siamo andati al wi-fi point che si trova se ho capito
bene nel casolare vicino al pozzo con le riserve d'acqua. Diciamo che
pensare ad una connessione internet in mezzo al deserto un po' fa sorridere
ed un po' fa riflettere sul fatto che l'uomo quando ci si mette inventa
soluzioni incredibili. Abbiamo così potuto mandare e leggere qualche
e-mail alla velocità di un piccione viaggiatore
.
E' stato buffo poi che prima di entrare, in mezzo al nulla, da una chiazza
verde, spuntassero alcuni cocomeri, meloni gialli, pomodori verdi. Precisamente
grazie all'irrigazione dello scolo della fogna, ma in ogni caso gli spagnoli,
il cocomero se lo sono mangiati con mucho gusto. Solo dopo qualche ora
sono riuscito a spiegarmi come fosse possibile e soprattutto da dove provenissero
i semi da cui quella frutta era nata
..
Al ritorno poi mi si è avvicinato il Direttore dell'ospedale, Rahmani,
per dirmi se potevo dare un occhio ad un almacen, visto che gli avevo
chiesto di un paio di stampelle e addirittura di una molla di Codivilla
(figurarsi!). Ci siamo avvicinati ad uno dei camion parcheggiati da quando
sono arrivato e chissà da quanto tempo prima, e quando ha aperto
la porta mi sono ritrovato come Alice nel paese delle ortopedie, immerso
in stampelle, deambulatori, peromed, molle di Codivilla, ginocchiere,
deambulatori fissi, tutori per gli arti, e addirittura un sollevapersone
idraulico!!! Ho fatto mente locale ai pazienti che abbiamo in fisioterapia
e a quello che avrei potuto mostrare ai ragazzi e mi sono messo alla ricerca
trovando praticamente tutto quello che stavo cercando, con mio sommo stupore
visto che solo il giorno prima stavo discutendo che mi sarebbe servita
una molla che in ogni caso sicuramente qui non avrei trovato. Per dirla
tutta poi le molle ed i peromed, difficilmente si riusciranno ad inserire
qui, specie per le donne che camminano poco, a volte senza scarpe o con
ciabatte e spesso nel deserto in cui un piede equino riesce abbastanza
bene a vincere la resistenza della sabbia. Maggiormente possibile invece
l'utilizzo negli uomini, di cui molti militari, abituati a portare scarpe
ed a camminare abbastanza. Quello della differenza nell'applicazione della
teoria riabilitativa ed anche delle ortesi in contesti diversi mi affascina
molto. Quello che funziona a casa nostra qui potrebbe non essere utile,
un po' come quello che si cercava di spiegare a Bush quando ci riempiva
i maroni con la storia del'esportazione della democrazia.
Oggi abbiamo ancora fatto 2 chiacchiere con gli spagnoli che hanno fatto
qualche operazione chirurgica e Rossana ha posto il tema della condivisione
del lavoro e della tempistica con cui lavorano le commissioni straniere
in modo da interagire assieme. Un profano direbbe che dovrebbe trattarsi
della ovvia normalità, ma nella pratica poi l'organizzazione non
è così semplice, specie quando passa dall'alto, mentre lo
diventa di più quando la si costruisce dal basso. Dopo il classico
"que tal?" di cortesia, il dermatologo raccontava di come oggi
non si siano presentati 2 pazienti a cui dovevano asportare un tumore,
ed uno di questi ne aveva uno molto grande nel collo, e chissà
per la paura non si è visto. Qui poi uno dei problemi è
anche la distanza, per cui succede anche che le persone non vengano ad
appuntamenti medici perché non sono riuscite ad organizzare il
loro trasporto.
Dimenticavo poi che oggi Alessio ha preparato una torta che somiglia molto
ad una frittata ma che lui ci teneva molto a spiegare che invece era una
torta, vista la diversa sequenza delle operazioni che normalmente si fanno
per preparare una frittata. Dalla ricetta della nonna è scaturita
quindi una torta di cipolle e patate molto buona, che ha richiesto il
consumo delle riserve di cibo : ma per il sapore ne è valsa la
pena.

GIORNO 6
Oggi è stata una giornata di lavoro in cui si sono cominciati a
raccogliere un po' di frutti del lavoro che soprattutto Sidi ed Ibrahim
stanno portando avanti. In particolare Ahmudi ora riesce ad appoggiare
la pianta completa del piede e a portarci un po' di peso quando cammina
alle parallele, mentre la vieja ha detto che oggi era il giorno in cui
si sentiva meglio da quando abbiamo iniziato. E quello che mi fa maggiormente
piacere è che oggi nessun paziente si è rivolto a me alla
ricerca di risposte, ma ha posto sempre le domande e le considerazioni
al proprio fisioterapista. Poi sembra che la regola dell'ingresso riservato
solo ai pazienti funzioni e c'è dunque meno confusione e si lavora
più tranquillamente. Diciamo che comunque non si corre. Anche oggi,
come ieri, mentre io cocciutamente, col mio insopportabile piglio occidentale,
arrivavo in orario all'inizio dei lavori, Sidi e Ibrahim collezionavano
rispettivamente 20 e 30 minuti di ritardo entrando in palestra tranquillamente.
Oggi quando è entrato Ibrahim gli ho chiesto dove fosse Sidi e
mi ha detto che stava arrivando, stava "tomando tè"
.
Poi in terapia Ibrahim è andato a chiamare Ahmudi ed è tornato
solo dicendo che "non vuole venire perché dice che ahora està
tomando tè"
Insomma qui la gente prende il momento della
"toma del tè" con una sacralità che "tienes
que respectar".
Una delle cose che più mi piacciono qui è che ogni volta
che si incontra qualcuno ci si saluta stringendosi la mano e con un Salamaleikum
(.. Aleikumsalam ..), un Bon soire, un "Que tal, todo bien?",
che mi ha fatto capire più a fondo il significato del film "Lezioni
di cioccolato" in cui l'uomo bianco quando interloquiva anche velocemente
al telefono con l'arabo che lo avrebbe potuto denunciare per sfruttamento
del lavoro nero, sempre doveva chiedere "Come va? La famiglia sta
bene?" prima di iniziare qualunque discussione. Come il tè,
anche il saluto ha quel non so che di sacro.
Ormai comincio a conoscere quasi tutti dentro l'ospedale, e mi riferisco
ai pazienti ed ai famigliari, e quasi tutti i giorni qualcuno mi invita
a "tomar tè". Oggi è stato dentro la tenda con
Ahmudi e la sua famiglia. La conoscenza prosegue e si può anche
scherzare dandosi del "cabròn", o imparando qualche parola
di arabo, come muzmullah (si dice prima di mangiare) o andullah (dopo
mangiato).

GIORNO 7
Amahu è un fisioterapista che da 2 mesi è tornato in Sahara
dopo più di 15 anni a Cuba, in particolare a Pinar del Rio. Suo
padre mi ha dato il passaporto poco prima del trenino che porta dalla
stazione di Roma all'aeroporto. Non lo vede da 15 anni. Finalmente ho
avuto la possibilità di parlare con qualcuno con un livello di
preparazione buono e con punti di vista simili ai miei specie per quello
che riguarda l'impostazione di un'attività di formazione che si
ponga con il criterio principale dell'efficacia degli interventi, oltre
che della copertura del territorio. Sidi e Ibrahim non lo vedono bene,
lo trovano uno che li guarda dall'alto, che non saluta come fanno tutti
qui. Che abbia forse perso l'abitudine dopo il lungo periodo trascorso
fuori dal proprio Paese? Sta di fatto che si sono palesati un po' di problemi
personali che penso si andranno a ripianare nel momento in cui prenderà
il via il progetto, che per come è stato pensato contiene già
il seme della riuscita. Intanto perché chi tiene il corso è
un locale e non uno che viene da fuori con tutti i problemi legati al
calarsi nella realtà, nei costumi e nella lingua. Poi perché
sono stati previsti gli incentivi economici giusti per far si che le persone
individuate partecipino realmente alla formazione. Non lavorando come
fisioterapisti, molti si sono trovati attività alternative, come
il muratore, la vendita di sigarette ecc. e non è possibile pensare
che le persone interrompano queste attività per studiare, quindi
in qualche modo va compensato il mancato ingresso di denaro.
Oggi poi Rossana, Alessio e Francesca sono venuti in fisioterapia a sbirciare.
Rossana ha potuto vedere la chiquitica di 2 anni e mezzo con la bruciatura
sul collo e Fatma. Magari per loro potrebbe esserci un passaggio in Italia
nel futuro, anche se per la piccolina sembra un po' più difficile
pensare alla ripresa della posizione eretta un po' per l'equino pronunciatissimo
dei piedi e un po' per un probabile deficit cognitivo. A Fatma invece
Rossana ha regalato un blocco di fogli da disegno e dei pastelli e mi
auguro che possa anche regalarle un intervento chirurgico in Italia ed
il cammino nel suo futuro.
Alessio invece ha scattato un po' di foto in cui ci sono anch'io e saranno
praticamente le prime, e forse le uniche visto che ho solo quella scattata
da Fredy in cui sono nella tenda con Ahmudi e la mamma.
E' arrivato poi in "degenza" un ragazzo con un fissatore esterno
posizionato al terzo distale del femore dx, grazie ad un intervento chirurgico
eseguito dagli spagnoli. Oggi ho poi fatto un giretto nella zona prechirurgica
che devo dire assomiglia molto a quelle che abbiamo da noi e non mi aspettavo
di trovare questo livello di igiene. Ci ho fatto un salto perché
come al solito Sidi e Ibrahim sono arrivati con molto comodo, e quest'ultimo
mi ha detto che aveva dormito 15.30 alle 16.30. Ma come! Smettiamo di
lavorare alle 12 e riprendiamo alle 16 e lui inizia a dormire alle 15.30!
Per fortuna anche Amahu mi ha confortato dicendomi che anche lui fa fatica
ad abituarsi ai ritmi della sua gente, anche se per come parla sembra
molto di più un cubano che un saharaui.
Uscendo un po' dal lavoro sento ora anche la necessità di conoscere
un po' meglio questo posto, mi piacerebbe fare un giro per il deserto
per vedere come è e magari se non riesco questa volta, tornare
la prossima e accettare l'invito di Ibrahim ad andare a casa sua, dove
le porte sono sempre aperte.

GIORNO 8
Per la prima volta da quando sono arrivato, non sono andato in fisioterapia,
ma mi sono preso un giorno di "quasi descanso", andando con
gli altri ad un po' di riunioni. E' stata l'occasione per vedere il deserto
in movimento di giorno oltre che alcuni dei luoghi in cui abita la gente
qui. Uno si chiama "27 de Febrero", giorno della nascita del
Fronte Polisario. E' molto vicino a Bol-la, ma per raggiungerlo si attraversa
prima un piccolo tratto di deserto, con il pick up che sembra seguire
una pista immaginaria. Quando inizia l'asfalto, siamo già arrivati
ed iniziano alcuni controlli da parte dei militari. Girare da queste parti
in maniera indipendente pare essere praticamente impossibile, perché
già all'aeroporto ci sono persone con il listato degli arrivi,
da che organizzazione e per dove, e non lasciano passare nessuno che non
abbia un accompagnatore. Poi è sconsigliato camminare da soli in
giro per le Wilaya, sempre meglio farlo accompagnati. Questa wilaya (27
febrero) prima non esisteva, c'era solo la scuola. Poi pian piano sono
sorte costruzioni e la gente si è spostata, anche perché
questa zona è raggiunta dalla corrente elettrica ed è dunque
più appetibile di altre. Raccontava Rossana che un paio di anni
fa cadde moltissima acqua per 3 giorni a Febbraio e ci furono circa 50.000
persone che perdettero la casa. Le costruzioni qui sono fatte quasi tutte
di fango e vengono "sciolte" dall'acqua. Dopo l'alluvione, alcune
delle case si sono ricostruite completamente in cemento, o almeno ponendo
una base di cemento e tirando su il resto alla vecchia maniera.
Al Veintisiete, come dicono qui, abbiamo avuto un incontro con il ministro
della salute in merito al progetto portato avanti in particolare da Francesca
e Mohammed (lo psicologo) sull'epilessia, che ha portato alla raccolta
nelle wilayas di 103 casi di persone da sottoporre, da domani, ad EEG
per valutare la presenza della malattia ed eventualmente il suo livello,
oltre che organizzare la fornitura e l'assunzione delle medicine necessarie.
Naturalmente c'era chi preparava il tè e questa volta sono stato
molto attento e mi sono annotato tutto, così a casa
Guardando
il cellulare ho visto per la prima volta tutte le tacche belle presenti
aspettando un messaggio da Samanta, visto che il telefono a Bol-La non
prende quasi mai, e dopo un po' è arrivato e non ho resistito a
chiamarla. Spesso ci si fanno tante paranoie sulle tariffe del telefono
e magari non ci si sente per non spendere 10 euro, ma si perde poi l'emozione
di risentire una parte di noi che sta dall'altra parte del Mediterraneo.
Sono stati 6 minuti e mezzo che mi hanno davvero ricaricato le pile; ci
volevano credo per entrambi perché se per me la lontananza è
vissuta in un posto che attrae molto la mia attenzione e la quotidianità
mi occupa tanto, lei invece dorme sola nel nostro lettone.
Poi siamo passati a casa di Amahu per raccordarci sul corso di fisioterapia.
Ci vedremo lunedi a Rabuni all'ospedale nazionale. L'idea è che
lui fornisca già un programma di massima da condividere con me,
e poi mantenere i contatti per organizzare in particolare la valutazione
finale del corso che andrebbe fatta da un esterno. Mi è stato chiesto
se posso essere io
non so, ma sicuramente me ne occuperò
o direttamente o attraverso FSF con Paola Casoli (già in contatto
con Rossana, come è piccolo il mondo!!), anche se essendo già
stato qui sarei forse quello maggiormente indicato. C'è tempo comunque
per vedere intanto se il corso parte, poi come procede ecc.
A Rabuni c'è l'ospedale nazionale, i Ministeri, la parte amministrativa,
ci sono i cubani (medici che si fermano qui per un anno e poi vengono
sostituiti da altri) e c'è il Protocollo che è un posto
in cui ci sono molti stranieri e in cui c'è anche l'insegna di
un ristorante e poi un negozietto di quelli tipici per turisti.
Al ritorno Fredy aveva preparato una zuppa con i fagioli che insieme a
riso bianco hanno costituito il nostro pranzo delle 15, poi mi sono messo
il PC a tracolla, la macchina fotografica alla cintura e mi sono sparato
una bellissima camminata nel deserto fino al wi-fi point da dove ho inviato
altre foto e il continuo di questo diario a Sam. Sono anche passato in
fisioterapia ed i ragazzi avevano già tirato fuori l'infrarosso
che tanto piace loro.
Domani arrivano gli altri ed adesso smetto di scrivere perché cambio
la mia posizione nella stanza per essere più comodo quando mi devo
alzare la mattina!!

GIORNO 9
Siamo appena tornati da una cena a casa di Adrapo, uno dei ragazzi che
sono spesso con noi, che abita al Veintisiete. Viaggiando al buio è
impressionante misurare ogni volta la maestria, l'abitudine e l'orientamento
che hanno i saharaui in ogni momento. Paradossalmente i problemi di orientamento
nascono quando c'è un eccesso di punti di riferimento, quindi in
particolare durante la ricerca di qualcuno nelle wilayas, dove non c'è
nessun indirizzo e i nomi che girano sono più o meno gli stessi.
Per la tradizione ogni persona ha un nome, un cognome (del padre) e un
secondo cognome (del nonno). La cena era a base di cous cous cotto al
vapore in maniera che non rimanga umido per niente. Qui il saper fare
si vede parecchio; i grani si potevano dividere e li si sarebbe potuti
contare uno a uno. Siccome il condimento principale era a base di carne
di cammello io mi sono presentato con il mio pentolino, ma il clima ormai
è così cordiale e di amicizia che davvero non c'è
problema. Prima di andare a cena è venuto a "casa nostra"
il ministro della salute che ha aperto con il solito discorso politico
per poi lasciare spazio a commenti e proposte sulle nostre attività
aggiungendo di suo note diciamo non di circostanza, come l'occasione avrebbe
reso semplice.
Oggi ho conosciuto il gruppo arrivato a notte. In realtà il loro
viaggio è stata una mezza odissea, perché a 2 di loro hanno
fatto storie per il visto già a Roma. Il motivo era il termine
del visto datato il giorno prima della partenza!! Allora corsa all'ambasciata
e problema risolto, sennonché a Roma l'aereo ha avuto un ritardo
di 6 ore! Ma ancora niente problema perché l'attesa ci sarebbe
comunque stata anche ad Algeri. Ma proprio all'aeroporto della capitale
algerina, il volo per Tindouf ha passato le 4 ore di ritardo, fatto sta
che sono arrivati alle 6 questa mattina, con Mohammed che ha praticamente
dormito tutta la notte in macchina per aspettarli
Come per me, anche in loro ho visto l'entusiasmo dell'arrivo, la ricerca
del ruolo da svolgere, della responsabilità affidata, nonostante
per alcuni di loro non sia la prima volta qui. Dal punto di vista professionale
con Michele abbiamo un po' affrontato tutto quello che è successo
durante la mia presenza, scambiandoci opinioni in merito a come procedere
per spendere al meglio il nostro tempo qui. Dalla valutazione che abbiamo
fatto della vieja abbiamo poi discusso con i 3 delle impressioni e degli
aspetti tecnici della valutazione. Mi ha colpito che ad esempio non avessero
mai sentito il termine sindrome piramidale, come anche alcune domande
fatte che spiegavano bene il fatto che avevano capito ben poco di quello
che avevano visto. Ora, un altro problema che si pone in maniera assolutamente
centrale è quello della lingua. Qui in tutto il gruppo sono probabilmente
quello che parla meglio lo spagnolo. Incrocio gli sguardi degli altri
che cercano un aiuto nella comprensione. Non c'è niente da fare,
ma la conoscenza della lingua nel paese che visiti ti permette di entrare
molto nei particolari, nella cultura del paese, cosa impossibile se spizzichi
tre parole in croce.
Domani insieme a Michele andiamo a Rabuni a parlare con Amahu del corso
di fisioterapia. Il mandato è quello di far si di non lasciare
completamente in mano sua il corso, che si senta in qualche modo controllato.
Dovremo vederlo lavorare, buttare giù un programma di massima con
i contenuti da trattare nella parte pratica e in quella teorica. Qui la
generazione dai 12 ai 25-26 anni non esiste, perché gran parte
di loro va a Cuba. Partono a 12 anni alla fine delle elementari, ancora
bambini e tornano alla fine del ciclo universitario già uomini.
Se non frequentano con successo vengono rimandati a casa, almeno questa
è la regola, poi quanto rispettata non so visto la preparazione
dei "miei" fisioterapisti. Chi invece se ne va in Algeria o
in Libia sta via solo un anno. Il criterio della scelta pare essere la
volontà dei ragazzi e soprattutto quella della famiglia.


GIORNO 10
Doveva toccare anche a me prima o poi, ed è stato questa notte.
Dalle scoregge siamo passati ai fatti e ad un'ora imprecisata mi sono
svegliato per andare in bagno ed il risultato è stato diarrea pura,
dolore di pancia, sudorazione, brividi. Mi sono alzato da terra al buio,
poi sono passato alla luce del corridoio e il mio corpo ha reagito probabilmente
con un calo di pressione che mi ha costretto a sdraiarmi per 2 volte in
corridoio prima di raggiungere il bagno. Poi un'altra scarica notturna
e altre 3 durante oggi
Stamattina quando tutti si preparavano io
ero in cucina a preparare la lista delle tematiche del corso con un aspetto
da fantasma. Non ero proprio nelle condizioni di prendermi su, salire
in macchina e andare a Rabuni, così abbiamo spostato a domani o
al giorno dopo l'incontro con Amahu. Al lavoro poi sono stato non proprio
di compagnia, comunque conforta che tutti qui appena mi vedevano mi domandavano
come stavo. E' un bel modo di rapportarsi che hanno qui le persone tra
loro. Insieme a Michele abbiamo fatto una serie di valutazioni (soprattutto
lui naturalmente) di bambini ed adulti con danno in qualche modo neurologico
e ne abbiamo individuati 2 che andranno in Italia (Fatma e un bimbo con
una possibile distrofia, per la quale sarà meglio indagare).
Adesso con un Imodium ho abbastanza fermato la diarrea, poi con un antinfiammatorio
mi è passato il dolore alla testa e la febbre e adesso sto abbastanza
bene.
GIORNO 11
Dopo 10 ore di buon sonno, mi sono svegliato una pasqua, bello tranquillo
perché tutti avevano da fare presto mentre io dovevo andare a Rabuni
ma non si sapeva quando. Ovviamente il momento è scattato mentre
stavo versando l'acqua bollente nel secchio dell'acqua per la doccia
Comunque dopo la doccia siamo andati da Amahu a Rabuni ed è stato
molto semplice proporgli quello che avevo pensato come corso. Ci ha fatto
visitare la sua palestra, composta di 3 stanze con il necessario per fare
un buon lavoro. C'era anche una stanzetta con lettini e macchine per la
terapia fisica. Poi abbiamo anche dato un'occhiata al chirofano, come
chiamano qui la sala chirurgica, ma devo dire niente a che vedere con
quella che c'è qui a Bol-la, che peraltro ha standard davvero occidentali
complimenti agli spagnoli.
In macchina, insieme a Michele, che capisce molto poco di spagnolo, abbiamo
scambiato 4 interessantissime chiacchiere con il nostro autista, dalle
quali abbiamo scoperto l'organizzazione della vita qui. Chi vive qui è
un rifugiato. Gli aiuti dall'estero arrivano al Governo saharaui che li
ripartisce tra gli abitanti in base a quanto ognuno si dà da fare,
oltre a garantire cibo e generi di sussistenza.
Parlando con Omar, il nostro autista, è stato molto interessante
ascoltarlo parlare del suo ritorno da Cuba, dove è cresciuto ed
ha cominciato a conoscere il mondo. Ha vissuto il passaggio da una società
con costumi molto liberi e senza Dio ad una in cui Dio è al centro
di tutto e si è trovato molto bene dopo il primo periodo di adattamento,
dicendoci che molti dei "cubani" preferirebbero la loro terra
a Cuba se potessero scegliere dove vivere. E' venuta fuori l'anima orgogliosa
di una persona che in quel momento rappresentava un sentimento che ho
visto in tanti, per la propria terra che ora non è sotto i loro
piedi.
Al ritorno ci è venuto a trovare Eduardo (Edu) un infermiere spagnolo
che lavora per un'organizzazione a Smara dove si occupa anche della riabilitazione
di 12 bambini ed era venuto con 2 di loro per avere qualche consiglio
sul trattamento da me, ma siccome la sua auto aveva fretta ed uno dei
2 bambini dovrà fare l'EEG qui, ci rivedremo giovedi mattina. Al
lavoro poi abbiamo proseguito a fare valutazioni di bambini con Michele,
in una condizione di maggiore confusione a causa della presenza di tutti
quelli che dovevano sottoporsi ad EEG (e famiglia
), quindi i già
distratti fisioterapisti, ogni tanto sparivano. Devo dire che Ibrahim
mi sembra quello che ha più qualità e soprattutto voglia.
Sidi utilizza molto il suo titolo, il pezzo di carta senza vedere i limiti
della sua preparazione. Embarek è un bravo ragazzo, ma non so quanto
voglia fare il fisioterapista nella vita, sempre a cercare altre cose
da fare, arriva con 40 minuti di ritardo e dopo 30 secondi non è
già più dentro la palestra, poi riappare per poi scomparire
Mah! Comunque ho preannunciato loro la base del corso, le caratteristiche
e, visto che parte il 13 di Dicembre, che lavoreranno anche la prossima
settimana (che non era prevista) come deciso dal loro Direttore Rahmani.
Poi mi sono messo al computer per 4 ore a spulciare tutti i documenti
che mi ha dato Amahu per vedere di scegliere un po' di cose da stampare
per i corsisti e nel mezzo è entrata Rossana incazzata perché
si era accorta che tutta la gente all'ospedale che era li dalle 10 di
questa mattina non aveva mangiato. Stavano partendo per Dakla (a 160 Km
di distanza) senza aver mangiato e almeno con un intervento all'ultimo
minuto sono stati rifocillati con qualche yogurt e pane. Pian piano sono
tutti tornati dai rispettivi lavori e mentre scrivevo al PC Rossana mi
ha detto che è molto contenta del mio lavoro e devo dire che mi
ha fatto molto piacere perché benché sia una piccola cosa,
mi ci sono messo parecchio per fare in modo che possa riuscire nel migliore
dei modi, oltre che cercare di coltivare il miglior rapporto possibile
con tutti ed in particolare con Sidi, Ibrahim ed Embarek.

GIORNO 12
Quando si alza il vento qui, capisci perché tutti portano il turbante
sulla testa e davanti alla bocca, ed anche perché Rahmani porta
quelle scarpe alte assolutamente impermeabili. La sabbia, fine come la
farina, spostata dal vento a gran velocità sbatte su tutto e si
infila inesorabile in qualunque spiraglio. La stanza in cui dormo ha 2
finestre praticamente sigillate, ed il tetto di lamiera ha solo 2 piccoli
buchi, ma in una mattina in filo di polvere ha coperto più o meno
tutto. Ho passato un sacco di tempo a spolverare il PC anche in palestra,
con polvere che entrava continuamente, invisibile, da non so dove. D'altra
parte il deserto in preda ad una tormenta di vento è qualcosa di
suggestivo che ti fa fermare per scattare una fotografia con il rischio
di venire alzati dal vento e sbattuti per terra.
Al lavoro ormai non c'è più molto da fare, i pazienti sono
diminuiti, Embarek ha sempre qualcos'altro da fare, Brahim (si chiama
senza la I ho scoperto oggi) dà sempre una mano di là al
gruppo "epilessia" e Sidi ogni tanto pontifica e spesso sbadiglia.
Ho finito tutti i moduli del corso, corretti anche con Mohamed e ne sono
piuttosto soddisfatto. Di lavoro ce ne è parecchio e mi auguro
che gli studenti siano davvero coinvolti e partecipino attivamente, e
comunque sento tutto questo molto mio e mi sa che un saltino alla fine
ce lo farò e magari neanche da solo. I lavori poi volgono al termine
un po' per tutti. La sera si forma un capannello di persone in cucina
con tutti i PC sul tavolo, tra il gruppo "epilessia" in cui
Francesca si è fatta davvero un gran culo, e Giovanni con il suo
progetto di educazione fisica con l'opuscolo Giocosport del CONI.
GIORNO 13
Il giorno della capra è arrivato. Comprata a Smara, ammazzata,
tagliata e adesso (23.30) si inizia a cucinare le prime cose. Quando ho
visto come si metteva sono andato con la mia piletta a casa di Lef e ci
siamo visti Dragonfly, poi ora siamo qui che non ho voglia per niente
di piantarmi a mangiare alle 2 di notte tra frattaglie, fegato e carne
in generale. Tralasciando questo particolare, oggi è andato buco
l'incontro con Amahu che è venuto, è stato con me 2 ore
ma Rossana e Mohamed non sono tornati e dunque mi sa che dovremo fare
domani mattina. Tra l'altro oggi fa un freddo che ho perennemente i piedi
congelati. Chiacchierando con Amahu mi fa sempre più strano come
ci si possa riabituare così velocemente a tradizioni che forse
non sono mai state proprie. Il "Che" parlava dell'uomo nuovo,
della sua costruzione, e i saharaui sembrano rappresentare l'impossibilità
di applicare alla realtà questo concetto. Stanno 15 anni a cuba,
dai 12, con, come dicono loro alcol, fiesta y sexo e piombano qui infilandosi
un turbante in testa, con ragazze che si possono conoscere solo su procura,
con la religione
. Non riesco a capire davvero come si possa resistere;
lui mi diceva che il non potere avere rapporti diretti con le ragazze
(che a Cuba si proponevano a lui con frequenza) proprio non gli va giù
e che resiste solo perché lui, rispetto agli altri ha una famiglia
molto aperta; il padre vive a Roma, la madre ha viaggiato e il fratello
sta in Italia.
In mezzo alla bufera di sabbia mi è toccato di andare alla planta
per scaricare i driver della stampante che ci serve per stampare tutti
i documenti tecnici, visto che domani è l'ultimo giorno e immagino
ci sarà una parte del gruppo che non starà nella pelle per
andare a fare shopping, quindi prevedo un'anarchia maggiore del solito.

CONCLUSIONE
Ormai sono tornato da 4 giorni. Il viaggio è finito con una emozionante
cena in cui tutti hanno parlato al resto del gruppo del proprio lavoro,
delle proprie opinioni, impressioni ecc. Alla fine devo dire che sono
contento del lavoro che è stato fatto per il corso, in particolare
perché c'è stato tempo per definire bene alcuni particolari,
perché lo condurrà un saharawi preparato e a suo modo carismatico
quanto serve. Siamo solo alla partenza del corso e mi auguro poi che ci
sia partecipazione, interesse e che alla fine si alzi il livello di conoscenza
dei partecipanti e soprattutto si riesca ad organizzare il loro lavoro
sul territorio e non solo all'ospedale di Bol-la. Per quello che riguarda
la parte emotiva, certamente mi ricorderò di alcune persone in
particolare. Naturalmente Rossana e Mohamed che stanno dedicando anni
della loro vita al miglioramento delle condizioni di vita di questo popolo
stremato ma resistente. Alessio lo ricorderò per la sua spontaneità
e per la trasparenza dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, che hanno
fatto si che tutti qui si affezionassero a lui. Francesca, ancora studentessa,
ha dimostrato una dedizione al lavoro encomiabile, un piccolo soldatino,
a cui va gran parte del merito del lavoro svolto dal "gruppo epilessia".
Ricorderò poi la simpatia di Michele e il feeling professionale
che si è creato nel pur breve periodo trascorso insieme. Poi Omar,
Freddy, Adrapo, Lef e tutti i ragazzi che ci portavano il pane, che qualche
volta preparavano qualcosa da mangiare, con i quali ho dormito e visto
un po' di tv, scherzato ma anche parlato "en serio". E naturalmente
ai 3 amici fisioterapisti ed all'ultimo te che hanno voluto regalarmi
per salutarmi.
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