I bairos del Mozambico
Tratto dal sito di Accaparlante


Mi chiamo Leonida Compostella, ho cominciato in Mozambico con il Progetto Lebbra 8 anni fa. Allora la stima era di un 30% di lebbrosi disabili. Non abbiamo iniziato con un progetto specifico per i disabili perché la priorità allora era di espandere il trattamento proposto dall'OMS (che allora toccava solamente il 7%) alla totalità dei lebbrosi, obiettivo che in questi anni è stato raggiunto. Si facevano piccole attività per i disabili a Maputo, la capitale, in quelli che chiamiamo i bairos, ovvero gli slums, le favelas per capirsi. C'era un gruppo di malati che vivevano nascosti. Abbiamo conosciuto per caso un signore del luogo della Conferenza di San Vincenzo, che aveva organizzato un gruppetto di volontari che si autotassava per fare delle attività con i disabili. Abbiamo cercato di discutere con loro per dare meno assistenzialismo e promuovere la partecipazione attiva delle persone disabili.


D. Come sono visti i disabili?

R. Dipende credo dall'area. Se ti trovi in un'area cittadina o periurbana sono visti come una difficoltà, un peso. Lì la lotta per la vita è estremamente difficile. In ambiente rurale invece c'è molto il senso della famiglia, anche se si sta perdendo, purtroppo. Il disabile che sta in famiglia ha qualcuno che lo accudisce, come per i vecchi e i bambini e c'è inoltre la possibilità di inserirlo all'interno del processo produttivo della comunità. Si portano a casa dei prodotti e qualche disabile riesce a tagliare la buccia, a fare piccoli lavori, eccetera. Si sente inserito.

D. Quanti sono?
R. C'è una associazione di disabili, si chiama Ademo, che si occupa di questo e che ha qualche stima ma dati reali credo non li abbiamo neanche loro. Per quanto riguarda la lebbra posso dire che ci sono 6/7.000 malati. Moltissime sono le cause di disabilità. Tieni conto che nel Mozambico c'è stata una guerra, quindi mine e conseguenze delle mine. Poi cattiva assistenza pre-peri-postnatale: molti bambini nascono con problemi e traumi. Poliomielite c'è stata, anche se adesso è ridotta. Ci sono ancora zone in cui mangiano la manioca che è tossica e causa paralisi. E' preoccupante l'alcoolismo, che sta aumentando in modo incredibile.

D. Come sono i vostri rapporti col governo?
R. Si sta interessando alla disabilità, da due o tre anni c'è un gruppo che sta preparando un progetto di legge anche se l'ho perso di vista. Il Presidente della Repubblica è stato nominato come presidente onorario dei disabili, dovrebbe avere un po' di sensibilità.

D. Qual è la filosofia che seguite negli interventi?
R. Finora il mio progetto si è limitato alla lebbra ma adesso sto iniziando un progetto di sanità di base in un distretto periferico a 500 km da Maputo. Mia moglie sta cercando di coinvolgere le donne, parlando fondamentalmente, senza un programma predefinito, vedendo i problemi che emergono. Avendo già fatto qualche incontro stanno emergendo delle problematiche stiamo pensando a come affrontarle. Non so se questo è un metodo. L'idea a medio termine è di risistemare dei presidi sanitari e che a lato ci sia una commissione sanitaria di cittadini che possa individuare problemi, stimolare.
Vorremmo appoggiarci alla missione cattolica di quella zona in cui le persone hanno uno spirito di volontariato. Altrimenti quando ci sono situazione di sopravvivenza pensare al volontariato è un po' difficile. In Africa la cosa più importante più che la società è la famiglia. Nessuno fa volontariato perché si sente parte della società, mentre ognuno si sente parte della famiglia, intendo al gruppo allargato ad una ventina di persone, di parenti. Molte volte quando si discute sotto sotto c'è la domanda: "Ma che cosa ne viene alla mia famiglia?" ed è difficile fare il passo in avanti verso la società. Sono venuti fuori da 16 anni di guerra civile e da vent'anni di comunismo, che a sua volta si era sovrapposto ad una struttura coloniale. La gente di fatto è abituata a non pensare, è difficile coscientizzarli sui loro diritti, alla terra, alla scuola.....In Brasile ci sono le comunità di base che fanno un grande lavoro. Una cosa molto importante, che ho capito col tempo, è che in Mozambico bisogna portare avanti un discorso, come dire, per analogia. Mi spiego: il nostro modo di pensare europeo, molto deduttivo, non funziona con loro, non convince. Persuade di più dire ad esempio: perché il figlio di quello va in quella scuola bella e tuo figlio va in una scuola senza banchi, senza bagni, cadente, pericolosa? La cosa più convincente è esprimersi in parabole e qualche volta penso che all'epoca di Gesù doveva funzionare proprio così. Non puoi dire A + B = C, ma A ha dato questa cosa, B ha dato quell'altro, allora, per analogia, cosa ha dato C?...